lunedì 13 febbraio 2017

Camillo Marchetti racconta... - prima parte - Da "IL QUADRIFOGLIO"


Un’intervista - o meglio un’amichevole chiacchierata - con Camillo Marchetti, Direttore delle relazioni esterne dell’Alfa Romeo. E padre di tante leggendarie iniziative. Un personaggio che ha vissuto la storia in prima persona e che ne ha scritte molte pagine
di STEFANO D'AMICO

PRIMA PARTE

Camillo Marchetti e Carlo Chiti. Fra veri Toscani ci si becca ma ci si intende; eccome! L’uno fiorentino di antico censo e classe, l’altro pistoiese verace e arguto. Mai nessuna scintilla e nessuna rivalità allora, ed oggi una serie ininterrotta di aneddoti spassosi, conditi con tanta commozione, che arricchiscono la storia affascinante di un Uomo, il Chiti, e della Sua creatura, l’Autodelta. Si è parlato molto di Carlo Chiti e dell’Autodelta su vari libri, riviste e pubblicazioni in genere; dai suoi periodi in Ferrari, poi con la Scuderia Serenissima e con l’ATS fino ai Motori Moderni. Si conosce quasi tutto del Chiti ingegnere, del tecnico geniale e brillante che era e delle sue “creature”; ma ben poco si è scritto del vero Chiti. Di com’era, come uomo, personaggio e amico.

Forse nessuno meglio di Camillo Marchetti, figura ancora giovanile, elegante e compìta, ne ha condiviso carriera e successi, euforie e sconforti, vittorie esaltanti e brucianti sconfitte. Ma dal di dentro delle vicende, dal suo stesso ambiente e con identici sentimenti. Lo incontriamo nella sua bella casa milanese proprio di fronte alla vecchia Fiera di Milano, e naturalmente a due passi dal vecchio Portello, là dove, in via Gattamelata, c’erano i suoi uffici. Quasi tutti “quelli dell’Alfa” abitavano in zona Fiera e Sempione; anche la famiglia Ascari, ricordata tutt’oggi da una targa in bronzo sul portone di casa.

“Il Chiti - racconta il dottor Marchetti - era un personaggio straordinario la cui caratteristica primaria era un appetito insaziabile. Ci frequentavamo sempre con le rispettive mogli, Lina la sua e Paola la mia - ricorda sorridendo - e abbiamo visto nascere e crescere i suoi figli, Arturo e Olga (l’Olghina), cui siamo molto legati. Appena arrivava a casa nostra per cena afferrava manciate (e le sue mani erano enormi) di cioccolatini o patatine che in parte ingoiava letteralmente e in parte si infilava in tasca. Mangiava pure i biscotti dei suoi criceti, ne aveva addirittura sei, e mi diceva: ‘O’ Camillo, son boni!’. Adorava i cani, in specie i trovatelli, per i quali aveva costruito un bel canile appena fuori dell’Autodelta, ne ospitava oltre 70. Amava moltissimo gli animali, ‘son brave persone’, mi diceva!
I giornalisti lo adoravano perché era una vera miniera di informazioni che condiva con la sua verve toscana e sfornava in maniera incredibile particolarmente a tavola. E i giornalisti, che lo sapevano, ne approfittavano per estorcergli anche quello che era meglio tacere. Ed io più di una volta sono stato costretto a correr loro dietro per bloccare confidenze inopportune relative a strategie aziendali o di gara, a novità tecniche o futuri programmi sportivi (il dottor Marchetti era anche Capo Ufficio Stampa Alfa Romeo e inventò quelle che furono le mitiche fantasiose presentazioni delle nuove vetture Alfa alla stampa internazionale. Ad esse e a tutte le innumerevoli iniziative dell’Alfa, le altre case automobilistiche si dovettero adeguare non solo con forte discapito dei rispettivi budget ma soprattutto per superare in fantasia quello che ogni volta faceva l’Alfa, n.d.a.)”.
“Il Chiti - continua Marchetti - era un uomo in perenne discussione con i suoi ingegneri, i suoi piloti ed i suoi meccanici. Discussioni spesso assai animate, anche forti, ma sempre costruttive e anche divertenti per le espressioni con cui le condiva, più per gli spettatori, forse, che per gli interessati, però!”

Chiti era durissimo con i suoi meccanici che spesso venivano sottoposti a turni massacranti, particolarmente in periodo di gare, ma guai se qualccuno faceva loro un torto o li maltrattasse. Il suo collaudatore di riferimento era ‘lo Zeccoli’. Grande e attento tecnico-pilota Teodoro Zeccoli, detto ‘Dorino’. Chiti lo stimava moltissimo e gli era molto amico, sempre ricambiato con affetto e correttezza. Stimava anche molto l’ing. Marelli, l’ing. Severi e il Garbarino (ingegneri in Autodelta, n.d.a.). “I suoi piloti?”, chiedo. “Con Niki Lauda i rapporti erano piuttosto difficili, sia per la lingua ma soprattutto per l’aria di sufficienza ed il forte ego del pilota austriaco, già famoso, velocissimo ma molto arrogante e poco simpatico per il suo carattere introverso e restio all’atmosfera cameratesca che caratterizzava Casa Alfa”.

(CONTINUA...)